martedì 7 luglio 2026

senza titolo

Un esploratore ripercorre nel 2004 il viaggio del Gengis Khan attraverso la steppa, dalla Mongolia all’Ungheria, affrontando ladri di cavalli e di cani, malattie (sue e degli animali), fame, problemi all’attrezzatura, cattivo tempo e lupi.

Gli ululati notturni spaventavano i cavalli e senza loro era morte certa. Gli antichi si facevano seppellire con i loro animali. Nella steppa gli animali salvano le persone, e quindi queste sperano lo facciano anche nell’aldilà.

Mi vedo coricata accoccolata in una fossa nel terreno a fianco a un cavallo, il mio cavallo. Siamo lì insieme. Siamo morti insieme, come non si sa. Non di una morte violenta, spero. La presenza dell’animale mi è di grande consolazione. Non è un animale domestico, è il compagno di lavoro, di viaggi e avventure. Respiro affannoso, fatica e sudore.

Non so perché siamo lì, in quella fossa. Io non ho un cavallo, ma questa immagine evocata da un libro mi fa star bene.

(rif[. “La madre delle lingue” di Laura Spinney)


 

domenica 11 gennaio 2026

Gentilezza

 Cerco un esempio di gentilezza, mica me ne vengono in mente tanti. Ecco. Mi viene in mente di K, che ho incontrato una mattina in corso Lamarmora, andando in questura. Lui arrivava in senso opposto. Mi ha detto che era stato lì per il permesso, e io gli ho detto che facevo lo stesso per i miei ragazzi. Lui mi ha messo una mano sul braccio e ha detto con voce ferma e rassicurante: ti accompagno. Ma no, vado da sola, di solito non mi trattano male. Pensavo che era più facile trattassero male lui, ma questo me lo sono tenuto per me. A me non dicono: stai indietro… Ho declinato l’offerta di protezione, gli ho detto di rientrare al lavoro. Era dispiaciuto di non potere fare qualcosa per me. Credo che questa sia gentilezza.