martedì 7 luglio 2026

senza titolo

Un esploratore ripercorre nel 2004 il viaggio del Gengis Khan attraverso la steppa, dalla Mongolia all’Ungheria, affrontando ladri di cavalli e di cani, malattie (sue e degli animali), fame, problemi all’attrezzatura, cattivo tempo e lupi.

Gli ululati notturni spaventavano i cavalli e senza loro era morte certa. Gli antichi si facevano seppellire con i loro animali. Nella steppa gli animali salvano le persone, e quindi queste sperano lo facciano anche nell’aldilà.

Mi vedo coricata accoccolata in una fossa nel terreno a fianco a un cavallo, il mio cavallo. Siamo lì insieme. Siamo morti insieme, come non si sa. Non di una morte violenta, spero. La presenza dell’animale mi è di grande consolazione. Non è un animale domestico, è il compagno di lavoro, di viaggi e avventure. Respiro affannoso, fatica e sudore.

Non so perché siamo lì, in quella fossa. Io non ho un cavallo, ma questa immagine evocata da un libro mi fa star bene.

(rif[. “La madre delle lingue” di Laura Spinney)